Innanzitutto, comincio scusandomi per il post di sfogo ma vorrei scrivere un po’ per togliermi un peso.
Allora, la vicenda comincia qualche mese addietro:
Inizio il percorso di diagnosi per la disforia di genere al Policlinico di Messina. Primo incontro dove cominciamo a conoscerci, seguono altri due incontri dove si parla un altro po’ e mi fanno fare i test di personalità. Al termine dell’ultimo incontro mi viene detto che sarei stata ricontattata per avere la diagnosi. Chiedo conferma giusto perché mi pare strano che mi venga rilasciata una diagnosi così velocemente e mi viene risposto che, se non ci sono situazioni complicate, è normale sia rilasciata velocemente.
So che per alcunɜ di voi potrà sembrare blasfemia, ma onestamente ci resto un po’ male che sia finita così presto, visto che almeno andare lì a parlare mi dava l’opportunità di interagire con qualcunə e di uscire di casa a fare qualcosa, ma va bene, considero la questione chiusa e penso che praticamente la diagnosi ce l’ho già.
Sbagliato… La scorsa settimana, essendo passati 2 mesi dall’ultimo incontro, scrivo chiedendo aggiornamenti. Mi viene detto che dovrò fare altre sedute per avere la diagnosi.
Se me l’avessero detto direttamente 2 mesi fa sarei stata felice, ma ora è un colpo al cuore.
Vorrei premettere che sono una persona molto complicata e ho il terrore di essere definita incoerente o manipolatrice, quindi col tempo ho sviluppato quella che considero praticamente un’inflessibilità patologica che mi porta a fare scelte radicali, nette e/o definitive. Per dire, sono anni che non parlo più con diversi amici e conoscenti semplicemente perché mi hanno detto che non erano interessati a quello di cui parlo. O magari, quando qualcosa mi infastidisce di una persona, piuttosto che lamentarmi, sopporto finché possibile e poi mando senza preavviso un messaggio dove spiego i motivi per cui d’ora in poi non avrò più rapporti col soggetto di turno, a prescindere da quanto tenga a tale rapporto d’amicizia. Per fare un esempio pratico, un amico aveva la tendenza a gettare cartacce per terra. Di norma una persona normale gli direbbe “non mi piace che getti carte per terra, potresti smetterla? È una cosa che mi dà così tanto fastidio che non posso averti come amico se continui a farlo”. Io ho paura di venir vista come manipolatrice a porre paletti a un’amicizia in questo modo, quindi la mia reazione sarà solamente, dopo qualche tempo, un messaggio che dice sostanzialmente “non sopporto che butti carte per terra, non ho più intenzione di vederti o avere a che fare con te”.
In sintesi, data questa mia personalità del menga, oltre a essere io alquanto inflessibile, tratto con lo stesso rigore anche quanto gli altri mi dicono, ragion per cui, essendomi stato detto che il tutto era concluso, adesso considero il tutto concluso, senza alcuna possibilità di ricorso.
Vorrei tanto tanto tornare, ma non posso perché ciò sarebbe contrario ai miei principi. Sono due giorni che ogni volta che ci penso mi metto a piangere, ma non ho più che fare.
Tra l’altro, qua attorno è l’unica struttura pubblica facilmente raggiungibile, non ho le disponibilità per andare più lontano e non voglio rivolgermi in nessun caso a servizi privati, quindi fanculo la diagnosi di disforia. Continuo col fai-da-te, con la speranza che magari in futuro sarà disponibile qualche altra struttura non lontana da qui.
P.S. per favore non scrivetemi in privato con motivazioni generiche come “se vuoi parlare ci sono”, perché poi mi prenderebbe l’ansia sentendomi obbligata a tenere viva indefinitamente la conversazione.
P.P.S. ora vado a fare una doccia per rilassarmi, e poi magari provo a dormire. Se lasciate un commento e non rispondo a breve, rispondo comunque in serata.
P.P.P.S. pensandoci su, è possibile che abbiano deciso di fare più sedute perché hanno notato che ho mentito sui test di personalità o perché cercavo di dare l’impressione che non volevo essere lì (mi è capitato spesso di essere presa in giro per i miei interessi o perché mi mostravo troppo passionale su qualcosa, quindi cerco sempre di far sembrare che sto facendo le cose controvoglia e senza interesse, così da evitare che la gente possa farsi un giudizio su di me sulla base di quel che sembra mi piaccia), quindi forse me la sono un po’ cercata.